«Si preannuncia una stagione molto interessante. A livello quantitativo, infatti, dovrebbe aumentare la produzione rispetto allo scorso anno, caratterizzato, invece, da bassa produzione. La vendemmia dei bianchi sta volgendo al termine, mancano ancora qualche Chardonnay della zona alta, ma la maggior parte e' stata raccolta». Sono le prime impressioni di Emiliano Falsini, il giovane enologo toscano, che si trova in Argentina per la vendemmia 2010. Falsini, consulente in numerose aziende italiane, non manca di prestare le sue competenze anche all’estero ed in particolare in Sud America.
Direttamente, quindi, da Mendoza arrivano alcuni segnali interessanti. «Per quanto riguarda la vendemmia dei rossi – spiega - Syrah e Tempranillo sono in fase di raccolta nelle zone più calde, mentre nelle zone a sud, più alte, come in Valle di Uco, mancano ancora 2 settimane. Ottima vendemmia anche per la varietà principe dell'Argentina: il Malbec. Infatti, la grande differenza di temperatura fra giorno e notte (con escursioni anche di 15-20 gradi), il livello attuale di sanità e la carica produttiva fanno aprire scenari molto positivi».
In questi giorni, poi, tengono banco due principali argomenti legati al settore del vino. Uno di carattere festaiolo: La Fiesta Nacional de la Vendimia, che attira a Mendoza migliaia di turisti per uno dei momenti più sentiti dai mendocini, che coincide con l'elezione della Reina de la Vendimia, che poi rappresenterà Mendoza nel Mondo per un anno.

L’altro, molto più importante a livello vitivinicolo, è la scoperta in alcuni vigneti della zona di Maipù della Tignola, la Lobesia Botrana, chiamata Polilla che era finora pressocché sconosciuta. Si pensa che sia arrivata dal attraverso macchinari del vigneto.
«In questo momento – racconta Falsini - hanno messo in “quarantena” alcuni vigneti. La speranza, infatti, è di evitare il diffondersi di tale insetto poiché, in Argentina, non e' mai arrivato e sarebbe un duro colpo per la viticoltura, se si pensa che oggi sono fatti 2-3 trattamenti all'anno con zolfo e rame per combattere la peronospora. Una sorta di viticoltura per certi versi biologica che cambierebbe con l'eventuale diffondersi della Tignola, comportando una diversa azione preventiva con l'utilizzo di insetticidi specifici».
Sempre in termini di uve è interessante notare che mentre in Italia il prezzo è calato, in Argentina si registrano quotazioni record: per il Malbec di buona qualità - delle zone più vocate come Agrelo, La Consulta o VistaFlores - si parla di 80/100 dollari al quintale con un incremento rispetto allo scorso anno del 30-40 per cento.
«La sensazione - dice ancora l’enologo - è che la crisi mondiale a queste latitudini si sia sentita poco. Le motivazioni possono essere diverse: ancora oggi continuano gli investimenti soprattutto nella Valle di Uco, dove è possibile acquistare terreni con diritto di irrigazione a circa 10 mila dollari ad ettaro (considerando che a queste latitudini un ettaro di impianto costa 3-5 mila dollari). Si capisce allora perché oggi il vino argentino sia in controtendenzia rispetto al resto del Mondo specie se si aggiungono: clima perfetto per la viticoltura, costi relativamente bassi e una varieta' come il Malbec che incontra oggi nel mercato internazionale grandissimo interesse».
Ultima considerazione riguarda un paese vicino all'Argentina, il Cile, colpito pesantemente dal terremoto. Oltre alla gravità immane delle perdite umane anche il settore è stato colpito creando disagi per la ripresa: nelle cantine si parla di miloni di dollari di danni con problemi strutturali e forti per questa vendemmia. Alcune aziende, anche di livello importante, hanno anche le sale delle barrique completamente distrutte e per i prossimi anni saranno fortemente condizionate.
Notizia inviata da Riccardo Gabriele - comunicazione@emilianofalsini.it
Ufficio Stampa Nazionale FISAR